Liturgia

8 DICEMBRE 2017

L’angelo saluta Maria e la definisce “piena di grazia”. È la grazia che ha preservato Maria dal peccato originale. L’iniziativa è tutta nelle mani di Dio e Maria può rispondere al suo compito solo in virtù della grazia di Dio.

TI SALUTO, O PIENA DI GRAZIA, IL SIGNORE È CON TE

Immacolata Concezione
«TUTTA bella sei Maria e la macchia originale non è in te», così sant’Efrem (IV sec.). La bellezza di Maria ci fa entrare ancora di più nel Mistero di Cristo, nel tempo di Avvento. Una donna tanto fine quanto forte, ripiena della grazia ancor prima del suo «sì». Dio scommette su questa donna, già dal suo concepimento, riempiendola così tanto di grazia, da non lasciare il posto al peccato originale. Non poteva esserci spazio per il peccato nel grembo e nell’anima di colei che poteva germinare il Figlio dell’Altissimo nel mondo (Vangelo). «Tutti i confini della terra hanno veduto la vittoria del nostro Dio», che in Maria ha portato sulla terra un canto nuovo, Cristo, Verbo eterno del Padre (Salmo).
La concezione immacolata di Maria ci dice che Dio, avvenuto il peccato, si impegna ancora di più per la salvezza; il Signore risponde subito: fedeltà contro tradimento, speranza contro desolazione, amore contro paura (I Lettura). L’Eucaristia ci consegna un dono sempre pensato e voluto da Dio per tutta l’umanità: sediamo allo stesso banchetto di Dio, come figli adottivi in Cristo (II Lettura).

Fr. Gianfranco TinelloOFMCap

IL PRIMATO DELLA COSCIENZA

IN Amoris laetitia il Papa torna più volte sul tema della coscienza, mostrando di volersi riallacciare in modo esplicito alla grande lezione del Vaticano II. Fin dalle prime battute dell’Esortazione postsinodale fa capire che su questo aspetto si gioca buona parte della capacità della Chiesa di parlare alla sensibilità dell’uomo contemporaneo: «Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle» (Al 37).
Una riflessione che diventa tanto più delicata quanto più si tenta di applicarla a situazioni complesse come le unioni “irregolari”. Qui il rapporto tra le norme e il discernimento guidato dalla coscienza, di cui si parla nel capitolo VIII, non può che tenere conto della concretezza delle situazioni e della diversa sensibilità delle persone.
«È meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perché questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedeltà a Dio» (Al 304).
E quindi, il Papa, sulla scorta di san Tommaso, arrivare a spiegare che anche in una situazione oggettiva di peccato, come nel caso di una seconda unione non sacramentale, «si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa» (Al 305).

Luciano Moia, Direttore di “Noi,famiglia&vita” (Avvenire)

A MESSA PREGARE CANTANDO

IL 7 marzo 1967, veniva promulgata l’istruzione Musicam Sacram e in occasione di questo anniversario è stato organizzato a Roma a marzo un convegno dal titolo «Musica e Chiesa», promosso dal Pontificio Consiglio della cultura presieduto dal Card. Gianfranco Ravasi.
Potremmo definire Musicam Sacram il manuale a cui ogni animatore deve rifarsi e conoscere perfettamente senza tralasciare quanto affermato nell’Ordinamento Generale del Messale Romano, che fornisce altre preziose e puntuali indicazioni, e dal Concilio Vaticano II nel cap. VI di Sacrosanctum Concilium.
Credo valga la pena ricordarne le novità più rilevanti: innanzitutto la musica nella liturgia è a servizio del rito e dell’assemblea, il che significa che i canti devono essere adatti al rito che si sta celebrando e aiutare a una partecipazione «piena, consapevole, attiva» (n. 15) dei fedeli, per non correre il rischio che canto e musica siano solo un riempitivo e non veri segni liturgici.
Altro punto importante è il superamento tra messa letta e messa cantata: si introducono diversi gradi di celebrare in canto passando dalla feria e giungendo alla solennità. Infine, testi e musiche devono essere espressione di vera arte e, come afferma il n. 32, approvati dall’autorità territoriale, cioè dal Vescovo.
Una rilettura attenta del documento potrebbe aiutare gli animatori e i cori liturgici a porre come centro del proprio agire l’attenzione all’assemblea che si ha di fronte aiutandola nella partecipazione alla liturgia proponendo canti semplici, ma con testi appropriati e mai scontati.

Enrico Maria Beraudoesperto di musica sacra

I PAPI DI FATIMA / 4

Giovanni XXIII - Foto Ansa
Giovanni XXIII (1958-1963). Il Papa del Concilio Vaticano II. Quando era Patriarca di Venezia, Angelo Roncalli, guidò a nome di Pio XII il grande pellegrinaggio del 1956 a Fatima. Fu il primo Papa che lesse il terzo segreto, ma non lo rese pubblico perché la Chiesa e i tempi non erano ancora pronti per comprenderne i contenuti. Nel 1959 affermava: «Il Santuario di Fatima, sempre caro al nostro cuore e del quale conserviamo i migliori e dolci ricordi».

Bruno Tamai ssp

DON LORENZO MILANI

Don Lorenzo Milani - Foto Ansa
DON LORENZO MILANI – Un carattere brusco e indocile fatto di modi diretti, ironie pungenti e atti provocatori. Lorenzo Milani (Fi 1923 – 1967) si oppose agli opportunismi e alle oppressioni sociali. Vissuto sotto il fascismo, fu sacerdote, pedagogista ed intellettuale radicale.
Apertamente schierato contro il conformismo e le ingiustizie sociali rovesciò l’impianto ideologico della scuola classista e settaria dell’epoca. Affascinato dall’arte, dalla poesia e dalla letteratura, nel ’43 entrò in seminario pensando che la vera resistenza fosse l’appartenenza alla Parola di Cristo, l’autentica bellezza la libertà.
La sua fede è una concreta vocazione di riscatto, una ricerca tangibile di verità. Papa Francesco andando a Barbiana (20 giugno 2017) ha detto di lui che era «Servitore esemplare della Chiesa e dei poveri», un pastore scomodo, ma rimasto sempre prete autentico, che ha vissuto la passione educativa come un modo concreto con cui svolgere la sua missione sacerdotale.

Cristina Santacroce

 

La Liturgia è

« azione » di « Cristo tutto intero » (« totius Christi »). Coloro che qui la celebrano, al di là dei segni, sono già nella liturgia celeste, dove la celebrazione è totalmente comunione e festa.

(Catechismo Chiesa Cattolica, 1136)

Sine dominico non possumus: «Senza il dominicum non possiamo». La testimonianza che i martiri della cittadina africana di Abitene (nell’odierna Tunisia) resero a Cristo durante la persecuzione di Diocleziano, agli inizi del IV secolo, si può ricondurre tutta a questa confessione di fede: sono stati arrestati mentre celebravano il dominicum; il dominicum è l’unica loro ragion d’essere; e per averlo celebrato vengono torturati e messi a morte.

Ecco perchè la Liturgia è vitale per la vita di ogni singolo cristiano, in cui l’assetato trova la fonte d’acqua viva e la via per la Vita Eterna.