Liturgia

12 NOVEMBRE 2017

La liturgia della Parola ci parla oggi dell’attesa del Signore che viene. La saggezza “cristiana” richiede un impegno serio e attivo, fedele e perseverante. Occorre fare davvero la volontà di Dio ogni giorno.

«VEGLIATE: NON SAPETE NÉ IL GIORNO, NÉ L’ORA»

Commento - Disegno: Stefano Pachì
IN queste ultime settimane dell’Anno Liturgico, le letture invitano d’urgenza alla vigilanza, a un continuo senso di attesa, perché lo Sposo è vicino e vuol essere accolto da cuori ben disposti. La parabola evangelica delle vergini offre l’opportunità di riflettere su uno degli strumenti indispensabili all’accoglienza dello Sposo: le lampade accese. Non basta che nella vita si sia acceso il lume della fede, è necessario alimentarlo e per questo bisogna avere sempre con sé l’olio della preghiera, dello studio della Parola di Dio, della carità (Vangelo).
Tutto ciò è segno di saggezza, dell’uomo cioè che ha capito la vita e ha sete della sapienza di Dio, ricercandola e accogliendola quotidianamente: così non cade nella disperazione o nel non-senso, non rimane nell’ignoranza, ma si apre alla speranza che la propria esistenza non è vagabonda e abbandonata, è piuttosto incamminata verso una festa eterna, la gloria della risurrezione (I-II Lettura). L’invito è chiaro: non basta aver scelto di essere cristiani, è necessario munirsi dei mezzi per vivere come tali.

Tiberio Cantaboni

TORNA IL SENSO DEL PUDORE

IL Papa affronta il grande e complesso tema dell’emergenza educativa nel capitolo VII di Amoris laetitia. Dopo aver sollecitato i genitori a scelte di paziente realismo («Il percorso ordinario è proporre piccoli passi che possano essere compresi, accettati e apprezzati», Al 271), dedica un’ampia riflessione all’educazione sessuale, soltanto accennata nei documenti sinodali.
Francesco però è consapevole che in un’epoca «in cui si tende a impoverire e banalizzare la sessualità» (Al 280), genitori ed educatori devono essere aiutati ad offrire una proposta coerente sul rapporto decisivo tra amore, vita e generazione.
Anche, e forse soprattutto nella sessualità, è urgente una gerarchia di significati che, da una parte riesca a superare il tecnicismo delle “funzionalità biologiche” (informazioni che oggi i ragazzi raggiungono senza difficoltà anche se con non poche contraddizioni), e dall’altra le ambiguità del cosiddetto sesso sicuro, quella preoccupazione finalizzata ad evitare gravidanze e malattie, che agli occhi di troppi genitori sembra l’unico obiettivo da raggiungere.
Papa Francesco invece invita ad allargare lo sguardo. Non esita a parlare della necessità di recuperare il senso del pudore, ma senza moralismi, e spiega che l’obiettivo finale è quello di inquadrare la sessualità nella logica del dono che si nutre di stima, rispetto, e accoglienza.

Luciano MoiaDirettore di “Noi, “famiglia&vita” (Avvenire)

La Liturgia è

« azione » di « Cristo tutto intero » (« totius Christi »). Coloro che qui la celebrano, al di là dei segni, sono già nella liturgia celeste, dove la celebrazione è totalmente comunione e festa.

(Catechismo Chiesa Cattolica, 1136)

Sine dominico non possumus: «Senza il dominicum non possiamo». La testimonianza che i martiri della cittadina africana di Abitene (nell’odierna Tunisia) resero a Cristo durante la persecuzione di Diocleziano, agli inizi del IV secolo, si può ricondurre tutta a questa confessione di fede: sono stati arrestati mentre celebravano il dominicum; il dominicum è l’unica loro ragion d’essere; e per averlo celebrato vengono torturati e messi a morte.

Ecco perchè la Liturgia è vitale per la vita di ogni singolo cristiano, in cui l’assetato trova la fonte d’acqua viva e la via per la Vita Eterna.